Home » Biblioteca » Ricerca fondi o donazioni per lo scavo di Riva Ligure (IM)

 
 

Ricerca fondi o donazioni per lo scavo di Riva Ligure (IM)

 

Scavo in concessione ministeriale al Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana
Riva Ligure (Liguria occidentale, provincia di Imperia)
Complesso paleocristiano di S. Siro – Capo Don – Costa Balenae

    Dal 19 giugno al 28 luglio 2017 si è svolta la settima campagna di scavo in concessione ministeriale al Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana (PIAC) in associazione alla Fondazione Nino Lamboglia ONLUS, sul sito archeologico di S. Siro, Capo Don/Costa Balenae a Riva Ligure (IM). Le attività di ricerca e didattica su questo contesto sono riprese dal 2009, in convenzione con la Soprintendenza e, dal 2014, in regime di concessione. La direzione scientifica è a cura del Prof. Philippe Pergola, Decano e Professore ordinario di “Topografia cristiana dell’Orbis christianus antiquus” presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana a Roma e Directeur de Recherche au C.N.R.S. presso l’Université d’Aix-Marseille (Laboratoire d’Archéologie Médiévale e Moderne en Méditerranée – Maison Méditerranéenne des Sciences de l’Homme). La direzione del cantiere è affidata al Dott. Alessandro Garrisi, dottorando presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e l’Ecole des Pratique des Hautes Etudes di Parigi e Direttore scientifico della Fondazione Nino Lamboglia e posto anche sotto la responsabilità di Gabriele Castiglia (dottorando) ed Elia Hanna (Dottore), entrambi del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, coadiuvati sul campo da Federico Zoni (Università di Bologna), Michela Colella (Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana), Alessandro Bona (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) e Ilenia Gentile (responsabile archeo-antropologa).
    La campagna è stata finanziata dalla Fondazione Nino Lamboglia – ONLUS, dallo sponsor inglese Stanleybet, dal Comune di Riva Ligure e, da quest’anno, un corposo supporto economico è stato erogato anche da Sua Eccellenza, Monsignore Antonio Suetta, Vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo.
    Le sei settimane di indagine hanno visto il coinvolgimento, oltre che di responsabili professionisti, di oltre sessanta studenti provenienti da numerose università italiane ed europee, con l’intento di creare un armonico equilibrio tra attività di ricerca scientifica e di didattica, volta alla formazione sul campo di futuri archeologi. Si è svolta, come ogni anno, un’intensa attività didattica, di formazione allo scavo e di seminari teorico-pratici in aula, lavoro di documentazione, catalogazione dei reperti rinvenuti ed escursioni su siti archeologici delle valli liguri.

    La campagna 2017 ha raggiunto risultati pienamente soddisfacenti anche dal punto di vista scientifico. Da un lato, è stato possibile raffinare le interpretazioni già parzialmente avviatesi negli anni precedenti e, dall’altro, sono stati messi in luce nuovi dati archeologici inediti. Di grande rilievo, all’interno della chiesa, è stata l’identificazione di diversi livelli pavimentali, di cui uno fatto con grossi ciottoli, collegati presumibilmente alle differenti fasi di ricostruzione e restringimento della basilica paleocristiana. Una soglia di dimensioni notevoli – in prossimità dell’ingresso centrale del muro nord – e resti di diversi pilastri conservati discretamente, fanno pensare ad un imponente ingresso monumentale. Quest’anno, inoltre è stato possibile realizzare significativi approfondimenti sulle peculiarità funerarie del contesto: da un lato sono stati indagati (e successivamente restaurati) alcuni dei pregiati sarcofagi ad acroteri in “pietra del Finale”, concentrati nella navata settentrionale della basilica e relativi, plausibilmente, all’inumazione di personaggi di una certa caratura sociale; dall’altro, sono emerse altre tipologie di inumazione, tra cui sepolture alla “cappuccina” e numerosi ossari relativi alle sepolture di un nutrito gruppo di infanti, concentrati nella zona esterna all’edificio di culto, subito a nord di esso.
    Nei prossimi mesi saranno effettuate delle analisi al Carbonio 14 sui resti ossei di alcune inumazioni, onde acquisire nuovi dati cronologici, che consentiranno di comprendere maggiormente lo sviluppo storico-topografico dell’area archeologica.
    Come ogni anno, a fine campagna, l’équipe ha dedicato una giornata alla condivisione dei risultati con la cittadinanza di Riva Ligure e con chiunque fosse interessato, in un’ottica di piena partecipazione e ‘restituzione’ della storia delle proprie origini alla comunità ospitante: Nel pomeriggio sul sito sono accorsi più di cento visitatori, che hanno avuto la possibilità di vedere da vicino le emergenze archeologiche evidenziate, sotto la guida dei responsabili, mentre la sera, nel centro di Riva Ligure, sono state proiettate immagini e filmati inerenti la campagna di scavo 2017, riscontrando anche in questo caso un “tutto esaurito”.

    Crowdfunding

    Da quest’anno la Fondazione Nino Lamboglia ONLUS e l’équipe di scavo si impegneranno nel coinvolgimento diretto della cittadinanza anche per quanto riguarda la possibilità di erogare un contributo (attraverso attività di crowdfunding) per finanziare lo studio del sito di Capo Don/Costa Balenae, con l’obiettivo di arricchire la conoscenza su uno dei contesti paleocristiani più importanti della Liguria e nell’ottica di realizzazione di un parco archeologico, che sarà patrimonio di tutti.
    I costi dello scavo di Riva Ligure comprendono la presa in carico di tutti gli scavatori, ospitati nella Scuola primaria di Riva Ligure, per quanto riguarda il vitto. I responsabili dello scavo, tutti professionisti, sono retribuiti. L’acquisto del materiale necessario allo scavo e le operazioni di protezione e conservazione delle emergenze scoperte sono ad intero carico del “concessionario”. Il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana non dispone, purtroppo, di fondi propri da destinare alle attività archeologiche sul campo. La Fondazione Nino Lamboglia non è più in grado di assicurare da sola l’onere principale delle campagne, come ha fatto negli ultimi anni. Per dare un solo esempio, aprire un sarcofago, scavarlo, restaurarlo e richiuderlo costa dai 3.000,00 ai 5.000,00 €.
    Il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana lancia pertanto un appello per poter attingere a forme di finanziamento, anche sotto forma di contributi modesti, per non essere costretto ad interrompere l’indagine in corso sul sito del complesso paleocristiano rurale più imponente dell’intera Italia Nord Occidentale.

    I contributi possono essere versati direttamente sul conto corrente del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, al seguente IBAN:
    IT 96 J0100503211000000001785
    L’Istituto è a disposizione per rilasciare eventuale certificazione per le detrazioni fiscali consentite.